Il Canadese Volante: Memoriale a Gilles Villeneuve

Non ha mai conquistato il titolo di campione del mondo di Formula 1. Ha preso per primo la bandiera a scacchi in un Gran premio solo sei volte, poche per uno che si mette al volante di una Ferrari. Anche perché, quella degli anni Settanta, era una Ferrari che non faceva mai attendere troppo i propri tifosi. Quei tifosi che ancora oggi, a 35 anni dalla sua prematura scomparsa, celebrano Gilles Villeneuve come il più amato dei piloti del Cavallino.

Perché lui, sulla Rossa, ha trascorso sino agli ultimi istanti della sua breve vita. E perché, per trionfare insieme al Cavallino, era disposto a dare la vita.

"Io gli volevo bene", dirà di lui Enzo Ferrari, in una trieste, celebre frase che compare in un monumento che ne ricorda le gesta. Parole di Enzo Ferrari, l'uomo accusato di anteporre sempre l'interesse delle sue vetture a quello dei piloti, anche a discapito della loro incolumità.

Ma Ferrari vedeva in lui il pilota che diventa tutt'uno con l'auto. Quasi un centauro, parola spessa utilizzata per indicare i motociclisti, ma mai i piloti di Formula 1.

Ed i tifosi lo adoravano per questo, perché non si arrendeva mai, perché era disposto ad andare anche oltre l'immaginabile.

Se n'è andato in un modo che, tristemente, ricorda uno dei soprannomi che con onore si era conquistato, il Canadese Volante.

Autore maxsbard
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