Niki Lauda, un robot umano al volante

Niki Lauda non è il campione più amato dai tifosi della Ferrari tra quelli che hanno guidato una Rossa in Formula 1. Per il suo carattere serioso e schivo, inusuale per il grande circo della Formula 1. E soprattutto, per il rapporto tormentato con Enzo Ferrari.

Il Drake non perdonò mai a Lauda quel ritiro al Gran Premio del Giappone del 1976, che costò al ferrarista il mondiale all'ultima gara del campionato. Si correva sotto il diluvio, con una visualità ridotta al minimo ed in condizioni di sicurezza a dir poco precarie. E Lauda aveva ancora le terribili ferite dovute all'incidente del Nurburgring. Un ritiro che consegnò la vittoria del mondiale a James Hunt.

Ma fu in quelle settimane che Lauda mostrò il suo coraggio e, al tempo stesso, di essere un uomo e non "Il computer", come veniva soprannominato nell'ambiente. Il pilota austriaco, scampato al rogo dell'anello tedesco per miracolo, si sottopose a cure dolorosissime pur di rientrare già al Gran Premio d'Italia a Monza.

Ferrari non lo amò anche per quel "questa macchina è una merda" che in realtà rivolse al figlio di Enzo, Piero, lamentandosi della vettura.

Perché Lauda era prima di tutto un esperto di vetture, un uomo capace di portare l'auto al limite già dai box. Lui stesso diceva che la parte più importante del suo corpo, per guidare, era il sedere, con cui "sentiva" la vettura. Un mezzo messo a punto che poi, in pista, riusciva a condurre con una guida veloce, ma soprattutto regolare.

Qualità che gli hanno consentito di vincere due titoli mondiali con la Ferrari (nel 1975 e nel 1977) ed uno con la McLaren al suo rientro dopo il ritiro. In tutto, 25 gran premi vinti e 54 podi. Una competenza che ne ha fatto, poi, un uomo fondamentale nella scuderia delle imbattibili Mercedes.

Autore maxsbard
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